Il ciclismo non si può ingabbiare

di Giuseppe Girolamo

In tempi di coronavirus il nostro unico desiderio è quello di ritornare al più presto alla normalità. La società mondiale ha già pagato un conto altissimo di vittime e la preoccupazione di tutti è quella che tutto questo non sia ancora finito, purtroppo. Nessuno – ahimè – ha la sfera di cristallo e la luce in fondo al tunnel non si vede ancora, ma c’è chi ipotizza già possibili scenari sportivi.

Gli organizzatori del Tour de France e il Ministero dello Sport francese programmano (tra le altre possibili alternative) di far disputare a porte chiuse la gara ciclistica a tappe più importante al mondo. Salviamo il salvabile, insomma. I cugini d’oltralpe dimostrano ancora una volta un cinismo senza precedenti; persino il CIO ha disposto il rinvio di un anno dei Giochi Olimpici, ma loro no, i francesi no. Per loro lo spettacolo deve andare avanti. Poco importa se il ciclismo a porte chiuse, così come ipotizzato, sarebbe come addentare la cialda di un cannolo senza ricotta dentro. Avete ben chiaro il concetto?!? Sarebbe una delusione.

Nel ciclismo il tifo è parte integrante dello spettacolo. Come si può pensare, dunque a un Tour a porte chiuse. Sarebbe una forzatura dettata da interessi che niente hanno a che fare con lo sport. Non c’è grande impresa che non sia stata accompagnata dalle urla festanti dei tifosi a bordo strada. Ecco perchè il ciclismo non si può ingabbiare!