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Primoz Roglic in maglia rosa
Primoz Roglic (classe 1989) secondo giorno in maglia rosa

Il cerchio si stringe: il Giro entra nel vivo

Dopo appena nove giorni di gara, pochi potevano immaginare che il nutrito lotto di favoriti annunciati potesse restringersi in modo così netto come è avvenuto in questo avvio di Giro d’Italia. A dire il vero, i forfait dell’ultima ora hanno ingigantito questa scrematura.

Bernal out prima ancora di partire – Il talentuososcalatore colombiano era uno dei nomi più gettonati addirittura per il successo finale: una caduta la settimana prima dell’inizio (con conseguente frattura della clavicola) lo hanno costretto alla resa. Classe cristallina, giovanissimo (appena 22 anni) ma con il colpo d’occhio di un veterano, l’ex pupillo di Gianni Savio puntava direttamente al bersaglio pieno (nonostante prima aveva corso solo un GT – il Tour 2018), forte del successo convincente alla Parigi-Nizza a marzo e di una squadra (il Team Sky… pardon Ineos) tutta incentrata su di lui. Il suo limite nella sua ancora verde esperienza tra i pro’ sono le cadute. Cominciano ad essere un pochino troppe e decisive… (lo scorso anno all’ultima tappa della Volta a Catalunya; poi altro brutto capitombolo alla Clasica S.Sebastian che gli compromise il finale di stagione; ora questo nuovo stop).

Valverde chiude una primavera sottotono con il no alla rosa – Anche il grande fuoriclasse spagnolo, vestito della sua fiammante maglia iridata conquistata a Innsbruck lo scorso 30 settembre, ha dovuto rinunciare a disputare il Giro a causa di una caduta (durante un allenamento tre giorni prima la Liegi-Bastogne-Liegi) che gli ha causato un forte edema all’osso sacro. L’iridato (39 anni suonati) non sarebbe stato un pretendente al successo finale, ma avrebbe sicuramente dato lustro alla corsa italiana con la sua classe puntando alle tappe e magari ad una classifica onorevole, oltre che essere un valido appoggio per i capitani Landa e Carapaz.

Dumoulin: doccia fredda sull’asfalto – Il primo nome illustre ad abbandonare il Giro è stato Tom Dumoulin: maglia rosa 2017 e secondo nel 2018. L’olandese è finito per terra nel finale della quarta tappa ed ha beccato dai migliori 4’ tondi. Un ginocchio malconcio, nonostante la volontà di continuare, lo hanno costretto al mesto abbandono in avvio della quinta frazione. Dopo Bernal, un altro pezzo da novanta messo fuori causa, molto prima che inizi il vero Giro.

Le defaillance di Simon Yates, Lopez e Landa – Qui non parliamo di ritiri, ma di corridori già costretti ad inseguire dopo la crono di San Marino. L’inglese, il colombiano e lo spagnolo (quest’ultimo già in ritardo) sono letteralmente usciti con le ossa rotta dall’esigente sfida contro le lancette. E allora chi sono, dei grandi nomi, quelli che a meno di clamorosi capovolgimenti di fronte (vedi impresa di Froome lo scorso anno) sono rimasti a galla? Solamente Primoz Roglic e Vincenzo Nibali.

La forza di Roglic – Lo sloveno si è presentato alla partenza di Bologna galvanizzato dalla schiacciante vittoria al Romandia, che ha fatto seguito ai successi in altre due corse a tappe, UAE Tour e Tirreno-Adriatico (imbattuto nel 2019: tre vittorie su tre corse disputate). E si è confermato finora come il migliore vincendo le due prove a cronometro (Bologna e San Marino), vestendo il rosa per 5 giorni, lasciando poi intelligentemente la maglia alla fuga che ha portato in testa alla Generale il giovane Valerio Conti, quindi ha dominato la crono di domenica. Tutto perfetto, forse troppo… Ma adesso arrivano le tappe di montagna e Roglic saprà tenere una condizione, che finora non ha conosciuto flessioni da febbraio, fino alla fine? Questo è l’interrogativo più grande. Il 29enne della Jumbo-Visma ha 1’44” su Nibali, 3’16” su Carapaz, 3’46” su Yates, 4’29” su Miguel Angel Lopez, addirittura 4’52” su Landa!

Lo Squalo è pronto a colpire – Vincenzo è stato il migliore dei big dopo uno straripante (a cronometro) Roglic e adesso arriva il bello. Le salite, ma soprattutto la sua imprevedibilità e istinto spaventano non poco Roglic. Il messinese ha preparato a puntino questo Giro, consapevole che, potrebbe essere l’ultima occasione per conquistare il gradino più alto della corsa rosa. Non ha sbagliato nulla e appare in crescendo di condizione. Yates sembra il lontano parente dello straripante e vincente atleta che infiammò il Giro l’anno scorso, gli scalatori puri come Carapaz, Lopez e Landa sono già staccati. Il cerchio si stringe e il tris diventa un traguardo sempre più vicino per il siciliano.

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