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Gli sponsor italiani investono in squadre straniere

di Giuseppe Girolamo

La Vini Zabù nelle ultime due stagioni ha sponsorizzato una delle tre squadre Professional italiane, quella gestita da Angelo Citracca. Nel 2022 la formazione toscana rischia di chiudere o di ridurre in maniera sostanziale l’attività, con buona pace di dirigenti, personale e atleti. Il marchio Vini Zabù, infatti ha deciso di non dare più il proprio supporto alla compagine italiana, preferendo dirottare gli investimenti all’estero e più esattamente in Belgio, diventando uno degli sponsor principali della Intermarchè Wanty Gobert.

Agonia – Senza entrare nel merito della scelta, dovuta forse da esigenze di mercato, rimane da chiedersi cosa porta i marchi italiani a fuggire dalle realtà ciclistiche italiane. Le vittorie di Vincenzo Nibali e quelle di atleti italiani anche nelle grandi classiche, non sono servite a far decollare un movimento in agonia sotto l’aspetto delle sponsorizzazioni. Da anni il ciclismo italiano non ha una propria squadra nel World Tour e le Professional sono sempre alla ricerca di sponsor per proseguire la propria attività. Detto della Vini Zabù, le altre due Professional di casa nostra – la Bardiani CSF Faizanè di Bruno Reverberi e la Androni Sidermec di Gianni Savio (dal 2022 lo sponsor princiaple sarà di matrice spagnola) – riescono a garantire, tra mille difficoltà, un’attività importante, proponendo anno dopo anno giovani interessanti, che dopo le prime stagioni a far gavetta all’interno di formazioni “minori”, riescono a spiccare il grande salto; gli ultimi esempi in ordine di tempo sono Sonny Colbrelli ed Egan Bernal.

Il ciclismo italiano ha dunque la necessità di affrontare una problematica di forte rilevanza. C’è da capire se sono gli sponsor italiani a non credere nei progetti delle formazioni italiane, o sono le formazioni italiane a non offrire progetti serii per valorizzare i propri sponsor.

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