25 marzo 1928 – La sesta perla di Girardengo

di Turi Barbagallo

Costante Girardengo, il “Campionissimo”, è il primo fuoriclasse di un ciclismo a tinte inevitabilmente sfocate. Una delle poche certezze in un ciclismo pioneristico dove spesso aneddoti fantasiosi hanno fatto
più storia dei fatti realmente accaduti. Aneddoti che non risparmieranno neanche questa la 21esima edizione della classicissima.

La mattina di quel 25 marzo, quando si schiera alla partenza di Milano, insieme ad un altro centinaio di colleghi-rivali, non sa che quella sarà la sua ultima grande vittoria di una impareggiabile carriera. Una vittoria che lo consegnerà per quasi un cinquantennio al guinness dei primati, prima che un certo Eddy Merckx non lo spodesterà dalla lista dei plurivittoriosi della “classicissima di primavera”. Detto quello che Girardengo quella mattina non poteva sapere, è doveroso sottolineare invece quel che da un paio di anni aveva capito benissimo. Alfredo Binda da Cittiglio, è il nuovo astro nascente del ciclismo mondiale ed è soprattutto con lui che quel giorno avrebbe dovuto fare i conti. Binda, non ha niente per stargli simpatico, è più abile in salita, ha coperto con sorprendente facilità spazi che prima
appartenevano assolutamente al Campionissimo, e soprattutto è più giovane. Nella mente di Girardengo tanti motivi per batterlo, ma sulla strada è tutta un’altra storia. Anche questa è una cosa che aveva capito.

La giornata è tremenda: pioggia dall’inizio alla fine. La Wolsit di Binda e la Maino di Girardengo comandano le operazioni. Da lontano prova Girardengo, Binda rintuzza con facilità. Poi nei pressi dei Capi, Binda fa
valere le sue miglior doti in salita e fa il vuoto. Le scarne cronache della corsa raccontano che, in questo frangente, Girardengo sprema il fido Negrini e riesca a restare a galla. Sta di fatto che a Santo Stefano a Mare, a meno di venti km all’arrivo, Binda ha un vantaggio sul rivale superiore al 1’30’’. Per il nuovo asso piglia tutto sembra cosa fatta, ma, forse complice una scivolata su una strada in condizioni che non oso neanche immaginare, e forse una sua flessione che arriva inaspettata, consentono all’irriducibile vecchio rivale di agguantarlo. Mancano otto chilometri all’arrivo, siamo ad Arma di Taggia (in quegli anni non c’è ancora il Poggio NDR), niente e nessuno potrà ormai separarli dall’epilogo che a quel punto sembra scontato. Sarà volata, anche perché l’immancabile aneddoto racconta che i due, dopo esserle date di santa ragione da oltre 11 ore, a quel punto della sfida stipulano uno strano patto di non belligeranza. In ogni caso sul rettilineo finale Binda parte lungo, Gira lo fulmina negli ultimi cinquanta metri. Ad oltre due minuti Brunero regolerà un esausto Negrini per la terza moneta.

Per Girardengo sarà la sesta perla di una collana fra le più preziose del ciclismo. L’ultimo suo successo sulla Riviera di Ponente arriva dopo quelli del ’18, ’21, ’23, ’25 e ’26. Il “Campionissimo”, si schiererà al via della classicissima ancora un paio di volte, la sua ultima presenza è nel 1933, a quarant’anni appena suonati, a testimonianza di un legame infinito con la corsa che ha amato più di tutte.

Girardengo e la Milano Sanremo, la storia d’amore più passionale da quando è nato il ciclismo.

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