Frassi tra presente e futuro: cura nei giovani e proposte per ripartire

di Giuseppe Girolamo

I direttori sportivi nel ciclismo sono come dei padri di famiglia: tutelano, supportano e a volte sopportano i propri atleti. Uomini seduti in ammiraglia per ore e ore: guidano, danno consigli e in caso di vittoria gioiscono dal sedile del proprio abitacolo, una esultanza lontana dalle telecamere e dagli occhi dei tifosi, condivisa solo con l’altro fedele compagno di viaggio, il meccanico. Ci sono direttori sportivi abituati ai grandi successi e direttori sportivi alle prime esperienze in formazioni di rilievo, come Francesco Frassi.

Dopo anni trascorsi alla corte di Ivano Fanini, l’ex direttore sportivo della Amore & Vita è al suo secondo anno nella formazione Professional gestita da Angelo Citracca, quest’anno denominata Vini Zabù KTM. La compagine di matrice toscana, ma con lo sponsor principale siciliano, si è presentata nel mese di gennaio a Sambuca di Sicilia, piccola località in provincia di Agrigento, rinomata per i suoi monumenti caratteristici e per i suoi molti vigneti. Quel giorno Francesco Frassi alla domanda su quale fosse il suo obiettivo per la stagione 2020 rispose: “La vittoria in una tappa al Giro, ma ancor di più portare al successo uno dei nostri giovani ragazzi”.

A distanza di un paio di mesi gli obiettivi di Francesco Frassi non sono cambiati. Col suo accento da simpatico toscano, al telefono riesce a spiegare dettagliatamente il suo inizio di stagione: “Molto positivo. C’è mancata la vittoria, ma abbiamo sempre potuto dare una impronta importante a tutte le gare a cui abbiamo partecipato. La nostra stagione si è fermata a UAE Tour; anche in quella occasione eravamo riusciti in qualche modo a essere protagonisti, con le fughe di Leonardo Tortomasi e Veljko Stojnić, due neo professionsiti, appunto. Con Veljko abbiamo sfiorato anche il successo nella Classifica a punti. Peccato!”.

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Francesco Frassi, 39 anni, al secondo anno come DS della Vini Zabù KTM

A proposito di UAE Tour. Come hai vissuto il momento della sospensione?
“Quella sera è successo tutto in modo molto in fretta. E’ arrivato l’esercito e ci hanno blindato in albergo. I dirigenti RCS ci hanno convovato subito dopo per comunicarci l’annullamento della corsa. Le autorità locali ci hanno sottoposto subito al tampone. Sono stati due giorni un po’ complicati, ma alla fine la maggior parte di noi è riuscita a tornare a casa in tempi brevi”.

Una volta in Italia avevate sentore si potesse arrivare a fermare tutto?
Sinceramente no. Noi stavamo preparando Larciano. Poi c’è stato un susseguirsi di cambiamenti repentini: prima i comunicati di RCS dove ci informava del rinvio di Strade Bianche e Sanremo e da lì il rinvio di tutte le altre corse del calendario italiano e internazionale”.

E’ fattibile poter organizzare una sola gara a tappe, includendo tutti i tre grandi giri?
Io non sono d’accordo: proporre una grande gara a tappe in questo modo si perderebbe tutto il fascino. Anche a livello organizzativo ci sarebbero grossi problemi, con minore riscontro pubblicitario e il problema dell’assegnazione delle wild card. A mio avviso invece sarebbe opportuno far slittare la stagione di qualche settimana, per permettere di recuperare le gare di maggior prestigio”.

E la sosta tra una stagione e l’altra? Non sarebbe troppo breve?
Come si posticipa la fine di questa stagione, potrebbe slittare anche l’inizio della stagione 2021. In questo modo i ciclisti avrebbero modo di riposarsi tra un anno e l’altro. A mio avviso sarebbe una ipoitesi da poter prendere in considerazione”.

In questo momento come vi relazionate con i corridori?
Ci teniamo in contatto attraverso le varie applicazioni social. Tutti seguono il loro programma, anche se per adesso l’unico modo di pedalare è quello sui rulli. Poi un po’ di corpo libero. Ci cerca di non perdere tonicità muscolare, ecco. Quando sarà il tempo di ricominciare si cercherà di svolgere allenamenti di fondo, ma per adesso, in linea di massima, gli allenamenti non possono essere particolarmente intensivi”.

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