Coppi immortale 61 anni dopo la scomparsa

di Ettore Ferrari

2 gennaio 2021 – Ricorre il 61esimo anniversario della prematura, e per certi versi assurda, scomparsa di Fausto Coppi, per tutti il campionissimo. Il suo mito resiste indelebile allo scorrere inesorabile del tempo, e il ricordo della gesta epiche vive e prospera nonostante i più ormai non hanno potuto goderne le imprese. Coppi era, è e rimarrà l’icona del ciclismo e di tutto lo sport italico del XX secolo. La sua storia e la sua inimitabile parabola sono state narrate infinite volte e sempre si rimane incantati dalla statura di questo atleta.

La rivalità con Bartali, il Paese impazzisce e si divide in due – Nato a Castellania, in Piemonte, il 15 settembre 1919, dopo una brevissima esperienza dilettantistica, passa professionista nel 1939 a soli 20 anni nella Legnano capitanata da Gino Bartali, il grande scalatore toscano è già il simbolo del ciclismo in quegli anni che precedono la Seconda Guerra Mondiale. Ma Coppi è un predestinato e le sue qualità eccelse emergono subito al Giro d’Italia del 1940. Partito come gregario di Bartali, nella Firenze-Modena (11esima tappa) realizza una fantastica galoppata lungo le salite dell’Appenino, diventando subito campione. Così scrisse Orio Vergani, uno dei grandi cantori del ciclismo di allora: “Sotto la pioggia che veniva giù mescolata alla grandine, che io vidi venire al mondo Coppi… Vedevo qualcosa di nuovo: aquila, rondine, airone, non saprei come dire, che sotto alla frusta della pioggia e al tamburello della grandine, come ignorando la fatica, volava, letteralmente volava su per le dure scale del monte, fra il silenzio della folla che non sapeva hi fosse e come chiamarlo”. Coppi vince la tappa, conquista il primato e porta a termine in rosa la sua prima impresa a nemmeno 21 anni. Bartali mastica amaro, inizia la grande rivalità tra due grandissimi, che spaccheranno l’Italia e daranno lustro, il più grande lustro di tutti i tempi, al ciclismo del Belpaese. La carriera di Coppi si intreccia con la storia della nazione. Scoppia la Guerra, viene chiamato alle armi, fatto prigioniero, si becca pure la malaria (triste presagio della sua scomparsa), realizza il record dell’Ora nel 1942 in pieno conflitto bellico al Vigorelli di Milano. Si torna a correre dopo le macerie della guerra solo nel 1946. Bartali e Coppi (senza dimentica Fiorenzo Magni) diventano, senza esagerare, degli eroi popolari che ridanno speranza e riscatto ad un’intera nazione dilaniata e in ginocchio dopo 5 lunghissimi anni di guerra. Il primo Giro lo vince Bartali davanti a Coppi, ormai passato alla Bianche; nel ’47 Fausto è primo e Gino è secondo. Saranno 5 le vittorie di Coppi nella massima corsa a tappe italiana, 3 Milano-Sanremo e 5 Giri di Lombardia (quattro consecutivi!): nessuno meglio di lui nelle tre corse più importanti nazionali, prima di Merckx.

Primo a realizzare la doppietta Giro-Tour – Negli anni della maturità atletica, Coppi realizza per ben due volte (1949-52) e primo nella storia l’accoppiata Giro-Tour. Doma anche il pavé della Parigi-Roubaix, la Freccia Vallone, sempre al termine di strepitose cavalcate solitarie. Perde l’amato fratello Serse (fedele gregario) in una caduta al giro del Piemonte. Medita il ritiro, poi torna a dominare la scena. Ma la vita di Coppi è patrimonio di tutti e negli anni seguenti scoppia l’amore tra il campionissimo e Giulia Occhini, aristocratica dona napoletana. Entrambi già sposati vengono presi d’assalto e dai media. Intanto sul durissimo circuito di Lugano stravince il mondiale del ’53 e conquista la maglia iridata a 34 anni suonati. Gli anni passano e Coppi è ancora sulla breccia, si sposa in Messico con Giulia (definita da un giornalista francese la “dama bianca”) e il 13 maggio 1955 nasce a Buenos Aires Angelo Fausto, detto Faustino (in precedenza dalla moglie Bruna aveva avuta una figlia, Marina). L’ultima vittoria di spessore la ottiene al Trofeo Baracchi ’57 (in coppia con l’astro nascente Ercole Baldini). Non vince più, ma vuole ancora gareggiare e, dopo 20 anni di carriera, accetta l’ultima sfida: correre in una squadra di giovani diretta dal suo vecchio rivale Gino Bartali. Ma un viaggio in Alto Volta alla fine del ’59 gli è fatale. Contrae la malaria, torna in Italia, la malattia non gli viene riconosciuta in tempo e all’alba del 2 gennaio 1960 il tragico epilogo. Coppi muore: il grande airone chiude le ali ma la sua leggenda vive per sempre.