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Ruote lenticolari e bici a corna di bue: a Città del Messico il ciclismo entra nella nuova era

di Ettore Ferrari

23 gennaio 1984, Francesco Moser supera se stesso con un primato sensazionale: rompe il muro dei 51 e ferma l’ora su 51 km e 151 metri!

Il record dell’ora trampolino di lancio dell’ultima fase della carriera dello “sceriffo” – Prima di soffermarci su questa sensazionale performance, è doveroso un passo indietro. Moser è stato un grande interprete della pista, vittorie (e spettacolo) nelle “Sei Giorni”, un titolo mondiale nell’inseguimento individuale (1976), titoli nazionali. Nel 1983, dopo un paio di stagioni in sordina, la carriera del grande campione trentino si avviava ad un inevitabile declino. Ma proprio in quel momento, scatta nella mente e nell’entourage di Moser il progetto che diede una svolta invertendo in maniera clamorosa la sua parabola discendente, facendogli ritrovare nuovi ed insperati stimoli nell’ultimo segmento del suo percorso agonistico. Attorniato da un’equipe medica all’avanguardia capeggiata dal prof. Conconi dell’Università di Ferrara si materializza l’idea di attaccare il record dell’ora, che appartiene dal 1972 ad Eddy Merckx con 49,431. A differenza del cannibale, che attaccò il record dopo l’ennesima stagione strabiliante e senza una preparazione specifica, Moser e il suo staff studiano un percorso di avvicinamento molto dettagliato, curando ogni minimo particolare alimentare, tecnico e scientifico. Vengono ideate le ruote lenticolari, che garantiscono una maggiore resa aerodinamica. La bici, avveniristica per conformazione e telaio, viene definita a “corna di bue”, proprio per la particolarità del manubrio. Il ciclismo entra in una nuova era! Molti, però sono gli scettici, considerando impossibile o quasi l’ipotesi che un atleta seppur del suo spessore possa superare il grandissimo Eddy. Moser e il suo staff tirano dritto, palesando un certo ottimismo, supportati dai “test Conconi”.

Città del Messico incorona Moser “padrone dell’ora” – La capitale dello stato centroamericano è il posto ideale per sfruttare gli indubbi vantaggi dell’altura, come fece a suo tempo anche Merckx. Il 19 gennaio 1984, Moser cancella il primato di Merckx percorrendo 50,808, facendo meglio del belga di ben 1.377 metri! Qualcuno grida al miracolo sportivo, ma Moser e Conconi sono convinti che si possa fare di più… Così dopo aver festeggiato, si concentrano immediatamente su un nuovo tentativo, che si materializza quattro giorni più tardi. Ed è l’apoteosi di Moser: 51,151! Dopo aver rotto il muro dei 50, Moser infrange anche quello dei 51. Il mondo del ciclismo, e non solo, è attonito di fronte alla nuova impresa di Francesco. Quel doppio record daranno il là ad una stagione esaltante del fuoriclasse di Palù di Giovo, che riuscirà a centrare le corse stregate: prima la Milano-Sanremo (dopo undici tentativi infruttuosi) e poi il trionfo al Giro d’Italia, dopo un’appassionante sfida con Laurent Fignon.