19 marzo 1970 – Le lacrime di Dancelli

Ricorre oggi un dolce anniversario: i 50 anni dal trionfo di Michele Dancelli alla Milano-Sanremo. Era il 19 marzo 1970, giorno in cui per lunghi anni si è disputato il mondiale di primavera. Gli italiani non vincono la classica dei fiori dal lontano 1953 (bis consecutivo di Loretto Petrucci), un’enormità. Un “digiuno” lunghissimo, tanto da far considerare ormai la Sanremo come la corsa “stregata”per gli italiani. Si è in pieno merckxismo, con il “cannibale” che ha già divorato tre delle ultime quattro edizioni. Ovviamente, Merckx, forte del successo alla Parigi-Nizza, è l’uomo da battere.

18 all’attacco – Al via 238 corridori in rappresentanza di 25 formazioni. La temperatura è ideale e, dopo le scaramucce iniziali, prende corpo un’azione interessante con il 36enne Aldo Moser in maglia G.B.C., seguito da altri diciassette: i fratelli De Vlaeminck ed Eric Leman (Flandria-Mars); Wolfshohl (Fagor-Mercier); Dancelli e Chiappano (Molteni); Bitossi (Filotex); Zilioli e Huysmans (Faemino); Karstens (Peugeot-BP); Godefroot (Salvarani); il campione del mondo Ottenbros, il grandissimo Rik Van Looy agli sgoccioli della sua fenomenale carriera e il quasi omonimo Van Loo (Willem II); Simonetti (Ferretti); Pella (Germanvox); Soave (Dreher). Merckx rimane intruppato nel grosso del gruppo, ma con due ottimi luogotenenti nella fuga. Sono stati percorsi solamente 95 km, ne mancano… 193 alla conclusione, un’enormità. In cima al Turchino (1° Bitossi) il vantaggio del gruppo di testa è già di 4’50”; a Vado Ligure (-97,5) sale a 5’40”.

Il volo solitario  di Dancelli – A Loano, allunga Dancelli. Mancano 70 km al traguardo. In breve, il portacolori della Molteni guadagna un minuto sugli ex compagni d’avventura ed è in questo frangente che si lancia all’inseguimento Roger De Vlaeminck, campione dal grande avvenire. Dancelli, intanto, prosegue con tenacia e determinazione, perde invece consistenza la verve di De Vlaeminck. Ai piedi del Poggio, Dancelli viaggia ormai con la vittoria addosso forte di un vantaggio di ben 1’53” sui superstiti della fuga. Trascinato dal tifo di un’intera nazione, il grande eroe di giornata aggredisce i tornanti del Poggio e la successiva discesa che lo portano nell’ovazione di via Roma. Una gioia incontenibile, lacrime di felicità accompagnano le ultime pedalate di una fuga entrata nella leggenda. A 1’39” l’olandese Gerben Karstens regola Leman, Zilioli, Godefroot, Wolfshohl, leggermente più staccato Simonetti.; gli altri protagonisti della fuga erano stati ripresi dal gruppo. Merckx, per una volta grande sconfitto, regola il gruppo a 1’56” per un anonimo 8° posto. La gloria è tutta per il bresciano di Castenedolo.